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Frammenti di cultura popolare

Avevo 20 anni quando ammiravo la storica Torre di Fontecchio, affacciata dalla finestra della casa dei miei nonni paterni Nunzio e Marietta.

Le grandi pietre della Torre, messe lì l'una sull'altra, squadrate e possenti, suscitavano i racconti di nonna Ninetta.

Le sue parole, ricche del fascino e della saggezza dei racconti popolari, alimentavano la leggenda e mi facevano ripensare al valore e alla forza di quegli uomini antichi e di quegli architetti che, senza macchinari, erano riusciti a fare grandi opere di funzionalità e bellezza dotando ogni casa, anche le più umili, di ingressi indipendenti e vista panoramica.

Chissà se i miei antenati avevano a che fare con la Torre, magari avevano anche la chiave e potevano ricaricare l’orologio!

La Torre con il suo grande orologio comunicava le ore del giorno e della notte e segnava il tempo anche per chi stava lontano a lavorare nei campi.

  La sera alle 8 suonava 50 rintocchi a ricordo di un assedio che durò 50 giorni e che fu condotto da Braccio da Montone per conto “dei francesi”.

Quando poi il suono dell'orologio coincideva con il suono della campana, ci si rammaricava un poco; si diceva: ”arlorge e campana mort chiama”: l’orologio e la campana insieme, per l’immaginario popolare, richiamavano la morte. Se poi la campana della chiesa suonava a morte, si diceva: 

“Hai visto, è proprio vero, l'orologio non sbaglia”.